(Sconsiglio la lettura a chi vorrà vedere la mostra… per non rovinare la sorpresa)
Sono arrivato al Ducale affannato, dopo aver attraversato a piedi i carruggi, da Via del Campo a San Luca e poi su per Via Luccoli. Ho comprato il biglietto in trance agonistica, sono entrato.
Ed è stato subito buio, profondo buio, forse troppo, forse necessario. Perchè la prima stanza, che chiameremo “la stanza del ricordo”, ha bisogno di un buio assoluto affinchè in esso splendano le cose che, appunto, ricordano Fabrizio. (continua…)
Ho appena finito il libro di Adriano Sofri sulla morte del ferroviere Pinelli e ne parlo qua.
Stamani sentendo questa canzone, scritta da De Andrè e Bubola per ricordare Pier Paolo Pasolini, ho pensato che le parole fossero perfette anche per commentare questa altra storia sbagliata.
The river, canta il Boss. Il fiume oggi era lì, a Washington D.C., dal Campidoglio al Lincoln Memorial. Un fiume di persone, due milioni e più, e basta guardarle, non servono le stime della questura. Un fiume che segna la vera vittoria, e insieme il vero inizio. Il cambiamento, oggi si può dire davvero. Poi è arrivato lui. Il presidente. Un puntino, davanti a quel fiume di gente. E ha parlato come non parla nessun altro, di questi tempi. Ha parlato di responsabilità, e di dialogo, e di tolleranza, e di rispetto. Tra le genti del suo Paese, e di tutto il mondo. Ha parlato di lavoro, quello che è servito per costruire questo mondo e tutto quello che si dovrà fare per risolvere la crisi. Ha parlato di minoranze (a proposito del post precedente), e di etnie, e di religioni. Ha parlato coi simboli della retorica del suo Paese, ha parlato della terra dei pionieri. E della terra da (ri)utilizzare oggi, e del sole, e del vento. Dell’ambiente, una parola così astratta che invece si poteva toccare. Ha parlato alla classe media che oggi vede franare le sue certezze e dei profughi e dei segregati che ora trovano riscatto. Ha parlato mischiando le culture, Roosevelt e gli spiritual. Ha parlato di speranza, non ha parlato di paura. Ha parlato, e noi, nella nostra Italietta che ridimensiona la crisi e celebra Mamma Rosa, sembravamo lontani anni luce. Ha parlato mentre sua moglie lo guardava fiera, e le sue bambine scattavano foto-ricordo, è un giorno speciale e un po’ strano anche per loro. Ha parlato, il presidente. E sembrava di entrare in una nuova era.
Tra le misure di sicurezza per il giuramento di Obama il divieto di sorvolo nell’emisfero boreale. Lo stesso neo presidente verrà sbiancato per evitare che risalti troppo rispetto al Campidoglio.
L’Italia supera il limite di Maastricht. E in più Tremonti guidava in stato di ebbrezza.
Sacconi, indagato per violenza privata per il caso Eluana, dice che lo vogliono intimidire. Pensavo che quel rossore fosse vergogna, non timidezza.
Nella prima fotografia ci sono due ragazzi seduti su un divanetto della Malpensa, quando ancora non era Malpensa 2000. Per passare il tempo giocano con la videocamera, riprendendo la loro immagine riflessa nel vetro.
Sono un po’ stravolti per l’orario – sono le due di notte del resto – e per il ritardo dell’aereo che sarebbe dovuto partire svariate ore prima.
Gianluca è anche un po’ scazzato perché i suoi capi lo hanno fatto lavorare fino a dodici ore prima costringendolo così a un tour de force del tipo:
Barbara lo aspetta fuori dall’ufficio con le valige in macchina, timbro, scatto verso l’auto, rapido sui tornanti della Cisa, sicuro e lanciato sulla Parma-Milano, Melegnano, Circonvallazione Ovest, Milano-Varese (ma dove caspita l’han messo ‘sto aeroporto…), ingresso nel parcheggione prenotato, cambio d’abito all’aperto (dalla cravatta alla tuta da ginnastica), navetta, check-in.
Sospiro di sollievo…. (continua…)
Vita si chiese se parlando Diamante cercava di trattenerla o allontanarla definitivamente. Le parole erano state sempre la loro moneta. Ma una moneta fuori corso, valida solo nel loro paese. Quel paese sembrava ormai butterato come la luna – un deserto di crateri scavati da una guerra finita da tempo. Un satellite disabitato che continuava a roteare nel vuoto, diffondendo nei secoli dei secoli lo splendore pallido di una luce riflessa. Ma quale luce.
Non conosco nulla al mondo che abbia potere quanto la parola. A volte ne scrivo una e la guardo fino a quando comincia a splendere (Emily Dickinson)
Se questo fosse un blog…
Questo non è un blog, come quella non è una pipa. Questa è una collezione di cose che fanno ridere o piangere o pensare. E anche se non fanno niente di tutto ciò voglio lo stesso raccoglierle perchè quelle parole hanno saputo appoggiarsi su un foglio o su uno schermo e, a modo loro, hanno provato a splendere.
Chiagiachi?
Pochi giorni dopo la mia nascita l'Arno devasta Firenze. Pochi giorni dopo il mio matrimonio un fulmine distrugge l'antichissima chiesa in cui è stato celebrato. Forse Dio ha qualcosa da dirmi.