copj13Domani, 6 marzo 2009, è il decennale dell’uscita di Q.
I Wu Ming festeggiano con un numero speciale di Giap nel quale si parla di Chiapas, Seattle, Genova e Munster. Tra l’altro.

Qualche tempo fa, su lettidarifare, ne ho scritto così.

Ecco un altro capolavoro, meritevole delle 5 copertine. I Wu Ming (all’epoca in 4 e col nome Luther Blisset) usano il passato per raccontare il presente. Con il loro punto di vista dichiaratamente parziale ci fanno capire come le contraddizioni odierne (l’incapacità dei popoli di reggere al potere, all’origine della delusione comunista, l’ingerenza della Chiesa, l’emergere degli egoismo) abbiano radici ben radicate nei secoli. La genialità del collettivo (come poi in Manituana) sta nel costruire accurate trame di fantasia usando episodi veri, personaggi realmente esistiti, e il tutto con un linguaggio (un registro di scrittura, dicono loro) moderno. I dialoghi delle osterie di Munster sono gli stessi di un pub di Bologna di oggi, i massacri di Frankenhausen sono parenti stretti di quelli di Falluja. Il protagonista, che per la maggior parte delle pagine è Gert dal Pozzo, non è un buono nè sta sempre dalla parte giusta. Semplicemente cerca di capire, di galleggiare sulle onde della storia evitando di accettare quella soluzione troppo facile che qualcuno cerca di imporre. Il Medioevo europeo, tempo di massacri preventivi, ha il suo grande romanzo in Q.