Aprile 2009


exodusUna donna si aggrappa al mio braccio e dice qualcosa a proposito dell’odore acre di questo mare, odore di nafta e di alghe. Qualcuno, specialmente tra i bambini, urla quando tra le strisce verdi attaccate al molo fa capolino un pesce, a portare le sue bollicine verso di noi. Tra i più vecchi c’è chi prega, chi bestemmia nel nostro modo che non offende Dio, chi racconta le storie degli shtetl, sentite mille volte eppure ancora capaci di allargare la faccia in un sorriso dal respiro dolente. Quasi nessuno, comunque, guarda la nave che galleggia davanti a noi, ondeggiando leggermente sotto la spinta della corrente che la accarezza provenendo dalla diga. E quasi nessuno, a parte me, si guarda indietro alla ricerca di una faccia tra quelle che ci fissano, di là dalla rete. Nessuno ha voglia di specchiarsi in quelle espressioni disperate di chi rimane. Di chi, a differenza nostra, è persino privo del sogno che sostiene le nostre giornate e ci consente di seppellire nelle nostre memorie ricordi che sarebbero in grado di strozzare l’anima di qualsiasi goym. (continua…)

258042xcgreux93oL’uomo dietro al vetro mi sta dicendo qualcosa. Vedo che muove le labbra e sembra infastidito del fatto che non gli rispondo.
Non capisce che sto cercando di non sentire il frastuono della stazione che mi esplode nella testa. Che mi sforzo di non percepire quegli odori, il caldo, il sudore, i bagagli, quegli odori che mi riportano a quel giorno.
Che cerco disperatamente di non vedere le facce dei viaggiatori intorno a me. Le stesse di allora.
Una fitta alla tempia destra accompagna la voce del bigliettaio che è riuscita a farsi largo nel mio cervello. Mi chiede se sono sordo.
“Napoli, solo andata.”
(continua…)