C’è questo indiano che un giorno, frugando nel pozzo, lo scopre pieno di neutrini. E capisce che nel 2012 il mondo finirà, che quello lo sanno cani e porci da quando l’ha detto Giacobbo, solo che tutti pensano che sia una cazzata. L’indiano lo dice al suo amico negro, che stiamo sempre a dir male di negri e indiani e invece la morale è che a volte sono utili come il pane. Insomma il negro lo va a dire al suo capo, che lo dice al presidente degli Stati Uniti, che è tipo il nonno di Obama. La voce gira e tutti i capi di Stato dicono ok, facciamo delle arche e salviamoci il culo. Anche alla Regina d’Inghilterra?, chiede uno. Sì, anche a lei e pure ai suoi cani.
Fatto sta che quando il mondo finisce tutti sono presi di sorpresa tranne i cinesi, che belli tranquilli avevano preparato tutto. Quello preso di sorpresa più di tutti è uno scrittore sfigato interpretato da un attore sfigato. Nonostante abbia scritto diversi libri sul tema rimane abbastanza basito quando gli si sfalda davanti la California, che come al solito nei film è la prima a saltare in uno squaglio generale che nemmeno la sbrisolona (noto dolce ferrarese). Fortunatamente il nostro eroe, destinato a salvare il mondo già dal primo ingresso in scena, imbarca figliofigliamoglieeamantedellamoglie su un aerino minuscolo e vola a Las Vegas, come a dire fanculo se dobbiamo morire almeno divertiamoci.
Ahimè anche Las Vegas non sta messa benissimo (nel senso che sta esplodendo) ma il caso vuole che l’amante della moglie dell’eroe incontri una tipa alla quale ha rifatto le tette e che lei sia la ganza di un miliardario russo e che lui possieda un gigantesco aereo (improbabile? Dai, noi abbiamo Calderoli ministro!). E allora via, verso la Cina. Che c’entra la Cina? Non lo sappiamo noi e non lo sa nemmeno lo sceneggiatore che pure intuisce che lì doveva starci qualcosa e ce li manda. Intanto il mondo si sbriciola e se si sono abituati loro che ci stanno figurati noi che lo vediamo al cinema.
I potenti del mondo, escluso quello italiano che ha scelto di stare a pregare (il che ci fa intuire che anche nel 2012 non vincerà Bersani) scappano come topi raggiungendo la base nascosta nell’Himalaya dove le gigantesche ondate sarebbero dovute arrivare tra sei mesi e invece, per il solito errore degli scienziati, arrivano tra dieci minuti. Lì si ritrovano il negro di cui sopra, che nel frattempo ha deciso di spendere le ultime ore impalmando la figlia del presidente degli USA, e il nostro eroe con famiglia a seguito. Il primo sta sull’arca e cerca di convincere gli altri che è da bastardi scappare lasciando quelle due-trecento persone a crepare sotto le passerelle.
Il nostro eroe invece, dopo un atterraggio tra i ghiacciai che Bond gli fa una pippa, incontra un paio di tibetani che si erano procurati un passaggio a ufo sulle arche e si accoda a loro (improbabile? Dai, noi abbiamo Minzolini al TG1). Purtroppo poco prima dell’arrivo delle onde lo stesso eroe ha inavvertitamente bloccato il portellone, rischiando di mandare a puttane una roba tipo tre anni di preparativi mondiali e la salvezza dell’umanità. A questo punto il film diventa Titanic con l’Everest al posto dell’iceberg e il nostro eroe impegnato a riparare la cazzata che ha fatto. Forse ci riuscirà o forse no, e comunque vedendo questo film pensi che anche se la razza umana si estingue non è che perdiamo granchè.
Ah, il vecchio monaco tibetano sapeva tutto ma è crepato lo stesso.
Quando sei in sala d’attesa, dal dottore, tutti odiano quello che sta dentro. Ne parlano male, dubitano delle sue magagne, fanno illazioni sulle sue inutili chiacchiere, biasimano il medico che gli dà corda.