Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for dicembre 2009

Il Bilancio

Ok, è d’uopo per un blogger, anche se io non lo sono perchè questo non è un blog, usare l’ultimo post dell’anno per fare un bilancio, insomma, tirare una riga per capire se l’anno è andato bene o male.
Solo che se uno come me è pure superstizioso, oltre a non essere un blogger, l’attività diventa complicata come fare la spesa all’Esselunga in meno di un’ora e senza comprare Ovetti Kinder. Perchè se dici che è andata bene ti viene in mente che troppa vanteria potrebbe tirarti addosso un 2010 di sfiga, così – pensa il Principale – impari a vantarti troppo. E hai voglia di dirgli che, insomma, tu sei un ottimista e vedi il bicchiere mezzo pieno. Lui ti fulmina il bicchiere (o ti muta l’acqua in vino, che tanto lo sa fare).
Per contro bisogna anche stare attenti a non dire che è andata male, magari pensando a quei momenti di preoccupazione che in effetti ci sono stati. Perchè rischi che a quel punto il Tipo perda davvero le staffe e sbotti: “Ma sei incontentabile! Alla fine è andata tutto bene! Che ti lamenti!”. E poi si metta su WordPress a prepararti un 2010 che sappia farti capire quanto sei stato fortunato nel 2009.
Insomma, nel dubbio che l’Admin legga questo blog, resto sul vago.
Il 2009? Senza infamia e senza lode. (Zot!)

PS. Si scherza, eh. Io penso che in questi giorni Dio sia troppo impegnato con Assassin’s Creed II per stare dietro a noi poveri mortali.

Annunci

Read Full Post »

Sono naturalmente incapace di vendetta e di rancore. E non lo dico per vantarmi, che anzi a volte un po’ di rancore servirebbe a tenersi nella mente i motivi per cui uno si è beccato una fregatura. Ma non sono capace, tutto qua. Anche quando nel litigio ho ragione da vendere cerco sempre, subito dopo, di accomodare le cose in modo da limitare il danno, da far pace.
Per questo mi risulta faticoso accettare alcune cose che capitano nel mio ambiente lavorativo, dove si svolge in questi giorni una piccola storia ignobile, che sarebbe bello e istruttivo raccontare ma che, per ovvi motivi, non posso esplicitare più di tanto. Una storia fatta di un rancore decennale, covato sotto le ceneri fino al giorno in cui finalmente uno ha in mano le carte per “farla pagare” e allora si scatena con tutta la forza a sua disposizione contro l’altro, che a suo tempo la fece grossa, lo punisce oltre la normale logica, innesca una infinita catena di reazioni umane, professionali, sociali e probabilmente anche giudiziarie. Il tutto per saziare il suo rancore, la sua fame di vendetta che stava lì, ad aspettare.
Si aggiunga che in tutto questo tempo tra i due non c’è stata apparenza di guerra, essendo i due impegnati nella quotidiana farsa dei sorrisi ipocriti, talmente ben interpretata da ingannare persino chi, come me, è arrivato di recente e, all’oscuro del pregresso, li immaginava alleati nel preparare pacchi dono da recapitare a terzi malcapitati.
Invece la bomba a orologeria era pronta per esplodere e alla fine è esplosa, nel momento più inaspettato, nascosta tra i pacchi di Natale.
Tutto questo percorso di paranoia fatto di un pregresso che non si sa digerire, di un’attesa infinita, di una soddisfazione postuma, tutto questo mi ispira grande pena.

Read Full Post »

Vieni

Vieni a vedere la mia casa nuova
le foto del giorno della neve
e l’albero che abbiamo decorato,
ad assaggiare i cappelletti
che quest’anno li abbiamo fatti noi
e chissà come sono venuti.
Vieni per renderti conto
di quanto Francesco è cresciuto
da quando l’hai visto, troppo piccolo,
per l’ultima volta,
per sentire le sue bizze di adesso,
piccolo uomo che impara i confini.
Vieni perchè lui sappia di te
non solo come un nome nel ricordo
ma per come eri davvero
per la tua ironia,
per la tua umanità,
per la tua fragilità
che sono passate da me
e forse arriveranno a lui.
Vieni domani, papà,
che senza di te
la tavola mica è completa.

Read Full Post »

I nazisti dell’ordine #1

Il giorno della grande nevicata lo vedevi bene, dove abitano i nazisti dell’ordine. Perchè mentre quelli come me stavano a fare fotografie e pupazzi di neve, peraltro con pessimi risultati, loro erano a spalare il vialetto sotto casa, ad asciugare il marciapiede, a liberare l’auto dalla neve. E quando quelli come me, il giorno dopo, capivano che la neve sarebbe rimasta un bel po’ e andavano in ansia al pensiero di rimanere bloccati e si mettevano a raschiare con le unghiette lo strato di ghiaccio sulla loro auto, dovevano pure beccarsi i rimbrotti dei nazisti dell’ordine. “Andava tolta ieri”. “Oggi si graffia”.
C’è che io un po’ li invidio, i nazisti dell’ordine. Io che sono diversamente disordinato, naturalmente pigro, io che per andare da A a B scelgo sempre la strada meno faticosa e mi convinco che lo soluzione giusta sia la mia, quella del risultato imperfettino ma infinitamente meno stressante. Perchè io credo che quelli là patiscano da morire se le cose non gli vengono proprio perfette. E io di patire non ne ho voglia. Quindi li invidio, ma da lontano.
(Per questo non farei mai il triangolino.)

Read Full Post »

Un sacco nuovo!

Il Babbo Natale di Marco Colla 😀

Read Full Post »

Neve, 19 dicembre 2009

Che hai voglia di dire, ma quando ti svegli e fuori è tutto bianco il cuore fa uno strano salto nel petto. Alle menate varie, ai tubi congelati, alle strade bloccate, alle piante del giardino che seccano ci penserai il giorno dopo. Quando apri la persiana c’è solo un’emozione fortissima guardando la tua palma innevata.

Chi nasce, come me, nei posti in cui nevica di rado, tipo una volta ogni dieci anni, non riesce a trattenersi dall’andare in soffitta per recuperare la roba da sci e tutti giù, a fare i fessi nella neve manco fossimo bambini di tre anni.
Anzi, il più serio era Francesco, mi sa.
Intanto oggi è già il giorno dopo, e siamo senza acqua.

Read Full Post »

“No ghe siàn bastansa baumen”, disse Tommaso in quel dialetto mezzo veneziano e mezzo tedesco che gli veniva quando, nonostante le esortazioni del barista e degli altri presenti, preoccupati che esaurisse tutte le scorte, esagerava col rosso. “No ghe siàn bastansa baumen”, ripetè con tono sconsolato. Era un mercoledì di fine novembre nel paese di Pignasecca, da qualche parte tra i monti.

Ma gli altri non diedero retta a Tommaso. Un po’ perché non si usa dare retta allo scemo del paese. E un po’ perché, anche se gli avessero dato retta, nessuno sapeva cosa fossero i baumen visto che le uniche lingue conosciute in paese erano quelle delle zitelle Bergonzi, lunghissime e taglienti, e che mai nessun pignese si era spinto oltre la valle. Tranne Tommaso, appunto, che una volta era finito chissà come alla più vicina stazione ferroviaria dove era salito su un treno che lo aveva portato in Germania. Lì si era innamorato di una bellissima crucca, della birra e di una cinquantina di parole necessarie (tra le quali stranamente finì anche baumen, alberi) prima di essere, in qualche modo che qui non ci interessa, rispedito a casa. (altro…)

Read Full Post »

Older Posts »