Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for luglio 2010

Problemi di scaletta

La notizia, di sabato scorso, è che una passerella della nave da crociera MSC – ferma nel porto di Genova – si stacca e una turista cade nel vuoto morendo.
L’altra notizia, almeno secondo me, è che per il TG1 quella di prima non è una notizia. O almeno non una importante, visto che passa alle 20.25 dopo i servizi di costume, afa e cagate varie.
Può essere un mio problema di ipersensibilità al tema ma quella collocazione mi è sembrata così stonata da accendermi qualche allarme. Ho controllato i televideo e anche lì mancava.
Delle due l’una.
O è davvero una notizia da coda di telegiornale oppure c’è stato qualche intervento sui mezzi di informazione da parte di chi (MSC) non voleva che il clima di favola che vende fosse sporcato da una tragedia.
Ma magari è solo paranoia.

Annunci

Read Full Post »

Baciami ancora, Italia 2009

Read Full Post »

Alla fine “De Andrè canta De Andrè” mi ha lasciato un senso di fastidio. Pensavo di piangere, mi sono quasi annoiato.
Capisco che è un lavoro improbo fare il cantante quando sei il figlio di Faber. Ed è ancora più improbo quando decidi, sotto la spinta di produttori che fiutano il business, di impostare una tourneè sulle canzoni di tuo padre.
E’ dura perchè tu non sei una coverband qualsiasi, che può permettersi di suonare quei monumenti di poesia che sono le canzoni di De Andrè. Tu sei suo figlio, gli somigli nella postura e nei capelli, lo ricalchi in modo più o meno inconscio quando canti e suoni, quando ti accendi una sigaretta o quando sorridi.
E allora il confronto è spietato, impietoso. Il tributo diventa imitazione, il ricordo stridente.
Cristiano, che è un ottimo musicista e un buon cantante, ci ha provato in tutti i modi.
Ha preso un tastierista-produttore (reduce da collaborazioni con Zucchero e Ligabue) e gli ha messo in mano le canzoni di suo padre cercando di arrivare ad arrangiamenti che fossero moderni, alla Coldplay o alla Radiohead per usare le sue parole. Ma anche sotto questo profilo il risultato è stato piuttosto deludente.
Intanto perchè gli arrangiamenti non erano sempre all’altezza (“Se ti tagliassero a pezzetti diventa Piccola stella senza cielo”, dice qualcuno su Youtube), con una scelta “rock” che spesso e volentieri fa a pugni con lo stile delle canzoni di Fabrizio snaturandole.
E poi perchè, diciamocelo, c’è ancora un’aura di sacralità – probabilmente eccessiva – attorno a quelle canzoni, e sinceramente si ha voglia di sentirle così come siamo abituati anzichè vederle trasformate in canzonette. Magari in futuro saremo, sarò, pronto a sentire travisamenti delle canzoni di Fabrizio come ormai ci siamo abituati con Battisti. Per ora, per me, è presto.

Read Full Post »

Maxwell Sim è un venditore ambulante di quasi cinquant’anni e all’apertura del libro lo troviamo nudo, in coma etilico, su un’auto lussuosa arenata in mezzo alla neve scozzese. Nel baule dell’auto due scatoloni di spazzolini ecologici e un sacco della spazzatura pieno di cartoline provenienti dall’Estremo Oriente.
Per sapere come ci è finito, in quella situazione, dobbiamo riavvolgere il film a un mese prima, a una terrazza sul mare australiano dove Maxwell si è recato per incontrare il padre che non vedeva da tempo. Quella sera di San Valentino Maxwell guarda, alcuni tavoli più in là, una mamma e una figlia cinesi. Invidia la loro vicinanza. Decide che di lì in poi la sua vita cambierà.
E in effetti, in qualche modo non sempre gradevole, la sua vita cambia e nel mese che lo aspetta scoprirà molti “terribili segreti” del suo passato. Fino al finale, imprevedibile e quasi calvinista (nel senso di Italo).
L’altro mio Jonathan preferito (insieme a Foer) è tornato con un libro all’altezza dei miei adoratissimi “Brocchi” e “Winshaw” dopo un lungo periodo di silenzio interrotto solo da “La pioggia prima che cada”, che era, insomma, così così.
Invece la tragicomica storia di Maxwell Sim ha tutti gli ingredienti della migliore scrittura di Coe e si lascia leggere tutto d’un fiato. Di grande pregio, in particolare, l’idea dei “quattro quartetti”, quasi racconti esterni che il protagonista si trova a leggere e che saranno fondamentali per la sua maturazione e per il suo disastro.
E che dire dei dialoghi con Emma, il suo navigatore satellitare?
Viene simpatia per Max, per la sua sfiga e per la sua inettitudine, per il suo modo di porsi di fronte al mondo con totale passività e mancanza di autostima. Ma anche per la sua ingenuità buona, che lo rende quasi un Candido nell’Inghilterra del terzo Millennio.

Read Full Post »

Il titolo del mio post precedente (“E’ l’ora dell’eroe”) è una citazione che può aver riconosciuto solo chi abbia un marmocchio in età prescolare dotato di Cartoon Network o di Boing.
Si tratta della frase che Ben 10 esclama prima di trasformarsi in uno dei suoi alieni.
Lo dico, che non la capite, ma stento a crederlo.
Perchè per me Ben 10, il ragazzino che un giorno trovò l’Omnitrix e divenne un eroe, è uno di famiglia. Qualcosa meno del gatto, diciamo.
Di Ben 10 abbiamo tutto. Dite una cosa e noi ce l’abbiamo.
Qualcuno ha detto cappellino? Troppo facile. Maglietta. Ovvio. Costume, mutande, calze. Naturale.
E poi libri, giornali, pupazzetti, giochi, braccioli, eccetera.
E poi, ancora, c’è google, youtube e compagnia cantante (e danzante), ormai terreno di caccia quotidiano per Franci, che sa digitare le parole “Ben 10” sul motore di ricerca e da lì in poi viaggiare in libertà fino al nostro stop.
Ben 10 è il primo esempio di invasione virale nella fantasia di mio figlio.
Vero, prima c’erano stati altri “eroi” (nell’ordine, e a memoria, i Teletubbies, Topolino, il trenino Thomas, Manny Tuttofare, l’Agente OSO).
Ma nessuno aveva fatto polpette di tutto il resto come è accaduto con il piccolo e simpatico Benjamin.
Che ora popola i discorsi di Francesco, i suoi sogni, le sue ambizioni (“da grande voglio fare l’eroe”), oltre a monopolizzare televisione e lettore dvd in un mix letale che qualsiasi pedagogo di media decenza disapproverebbe.
Io invece condivido la passione per Ben 10.
Mi imbarco in discussioni sulla forza degli alieni (“ma se Inferno incontrasse Gelone chi vincerebbe?”) e in partite a carte, nelle quali peraltro vince sempre Francesco.
Abbiamo solo provato a convincerlo che lui non possiede gli stessi superpoteri di Ben, casomai gli venisse in mente di compiere qualche gesto eroico.
Lui ha detto che lo sa, ma non mi sembrava convinto.
Del resto anche Ben di solito viene sottovalutato.

ps1 La frase di questo titolo, invece, è l’attacco della sigla di Ben 10
ps2 Il mio preferito è il velocissimo XLR8, ma ho simpatia per Materia Grigia

Read Full Post »

E’ l’ora dell’eroe

L’altro giorno tornavo a casa quando ho visto un movimento strano.
Ho accostato lo scooter e ho notato alcuni ragazzi che stavano scippando una vecchietta.
Capito che non potevo fare a meno di intervenire, sono corso e gli ho intimato di smetterla subito.
Loro mi hanno detto di togliermi dalle palle e io li ho aggrediti.
Erano in quattro, tutti ben messi fisicamente.
Alla fine la signora ha riavuto la sua borsa e io ho un incisivo scheggiato.

(E’ che mi sono scheggiato il dente nel modo più stupido e indicibile che si possa raccontare, perciò ho pensato di mettervela così.)

Read Full Post »

(Quasi) senza parole.

Il primo giorno abbiamo detto: “Che mare meraviglioso”.

Il secondo e il terzo abbiamo detto: “Che mare meraviglioso”.


Il quarto giorno abbiamo detto: “Che mare meraviglioso”.

Dal quinto al settimo giorno abbiamo detto: “Non ti grattare”.

Read Full Post »