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Archive for settembre 2010

Ciao Salvatore

Spero che in quel posto là facciano bene le cassatelle di Agira.

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Timisoara Sportevna Club

Siccome che (siccome che non esiste, mi interrompeva sempre la prof di italiano di periti aziendali, che, voglio dire, se insegni in una tale scuola di cacca devi pure mettere in conto che la gente inizi la frase con
Siccome che, dicevo, mi è venuto a noia di andare a correre da solo sul tapis roulant e a pedalare sulla cyclette con la musica nelle cuffiette, allora mi sono ingegnato per studiare qualche alternativa in grado di farmi bruciare più di quanto ingerisco, per usare le parole dell’istruttore, senza fracassarmi le palle guardando ossessivamente l’orologino digitale che non passa mai.
Ho ben presto escluso la possibilità di darmi allo spinning, che pure mi avrebbe garantito una buona distrazione ma al prezzo di abbassare il mio rango a quello dei folli che si agitano al buio con la musica a palla e l’istruttore che urla SU SU ORA SUL MANUBRIO OH OH, il che inevitabilmente al minuto 12 mi avrebbe sprofondato in una crisi di ansia e sarei dovuto uscire inciampando nelle cyclette altrui con gli insulti dell’istruttore urlati nel microfono e il biasimo generale per aver portato mestizia in un luogo di gioia.
Alternativa: un corso di corpo libero. Altrimenti detto aerobica o GAG (gambe addominali glutei) o come vi pare.
Ecco, una cosa del genere io non mi ci sarei visto in un milione di anni, soprattutto in palestre popolate da fighette che si muovono come Lady Gaga per la gioia ormonale dei palestrati che, mentre ricaricano tra le serie di addominali, ne apprezzano i culi.
Quindi la soluzione era, evidentemente, di trovare una palestra rumena. Ma non della Bucarest di oggi, troppo avanzata. Intendo una palestra rumena degli anni cinquanta, cittadina operaia di periferia, fine turno dell’acciaieria.
Età media: elevata, vicino a quella che l’Unione Europea impone come pensionabile. Abbigliamento privo di loghi. Presenza di uomini fuori forma. Almeno un obeso.
Trovata e provata, ieri pomeriggio.
La chicca sono gli spogliatoi, che davvero non sono stati toccati dall’apertura. Le tre docce escono dal muro come nei ricordi di un sopravvissuto di Auschwitz e vanno raggiunte passando attraverso una tenda di plastica che si appiccica prima al tuo sudore e poi alla tua pelle bagnata. Sulla porta c’è scritto di fare “velocemente”, che le docce sono solo tre.
Vabbè.
La lezione invece mi sono divertito un sacco, perlomeno quando è terminata la parte “in piedi”, nella quale i movimenti di gambe e di braccia – al suono di una musica anni ottanta – tendevano a indurmi in una coreografia che non avrebbe sfigurato su Youtube, nei canali in cui la gente si fa delle risate.
Nella parte “a terra” invece mi sono fatto un discreto culo, venendo a conoscenza con parti di me delle quali ignoravo l’esistenza.
Quindi, boh, penso che ci tornerò, almeno finchè riesco a farmi la doccia “velocemente”.

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Il presidente è nudo. La casa è del cognato. Tira aria di inciucio. I PM chiamano Fini. Il contratto inchioda Tulliani. Il partito di Fini: Futuro e Mattone. Fini, la morte dell’inchiesta. Casa svenduta, ha deciso Fini. Trovato Tulliani, a casa. I 100 che danno soldi a Fini. La signora in nero di Montecarlo. Fini, scusate abbiamo scherzato. La legione straniera di Silvio. Bossi, kamikaze anti-Fini. Inchiodati alla sedia. Elezioni, ultima chiamata. Fini vomita sangue sui feti. Il grande ipocrita. Ecco i veri scheletri di Fini. Pronto il governo Fini-PD. Fini impose l’uomo del boss. Cessate il fuoco. Fini, la lettera salvacricca. La cricca nell’ufficio di Fini.

(sono i titoli di Libero! dal 29 agosto in poi. uno solo è finto, ma è difficile da trovare)

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Quando decidi di non bruciare più le tue serate sui social network
e ormai sei disinteressato alla televisione perchè se ti interessa qualcosa tipo x-factor te lo guardi in versione short su youtube togliendo tutte le cazzate inutili
e non è una serata in cui c’è il calcio
e hai appena finito un libro e quello nuovo ancora non ti ha preso
e tuo figlio è incollato ai cartoni in attesa di essere messo a letto
e non hai voglia di vedere un film

in quel caso ci sono le serie tv.
Che ormai si scaricano e si guardano senza fatica, con i tempi che vuoi, senza aspettare la settimana dopo e senza sorbirti la pubblicità per sapere se il proiettile partito prima del promo arriverà a bersaglio al termine dello stesso.
Sono sempre stato perplesso dalla dipendenza che danno le serie tv (a parte quelle con episodi autoconclusivi alla Curb your enthusiasm), poi quest’anno sono scivolato in quelche modo dentro Flash Forward e, pur con i mostruosi limiti recitativi che ha, ci sono rimasto coinvolto fino alla fine.
Un giorno, in gita a Peccioli, i genitori di un quattrenne si sono confessati fan delle serie tv e alla mia domanda “quale serie mi consigliereste in assoluto?” mi hanno detto “24”.
(In verità la prima risposta è stata “Lost”, la prima risposta è sempre “Lost” ma io non posso vedere dieci stagioni arretrate sapendo già tutto perchè di “Lost”, come di Sanremo, tutti sanno tutto anche senza averlo mai visto).
Quindi sono entrato nel tunnel “24”, prima stagione (trasmessa nel 2001 negli Stati Uniti, pensate, gli americani avevano voglia due mesi dopo l’11 settembre di vedere una serie su un attacco terroristico).
L’idea di “24”, come ormai tutti sanno visto che è all’ottava stagione, è geniale. Le 24 ore del telefilm (24 episodi da 40 minuti, che diventano un’ora con gli spot, durante i quali l’orologio scorre dando la sensazione del tempo reale) sono le 24 ore di una giornata di tale Jack Bauer, agente federale con figlia tendenzialmente zoccola e destinata a ficcarsi nei guai e moglie (rip) fatalmente votata alla disperazione.
La bontà del prodotto sta nella bravura degli sceneggiatori, ingabbiati nel giochino delle 24 ore e costretti a creare una trama che le riempisse letteralmente di storia, colpi di scena (come se diluviasse), botti e tricche tracche. Il tutto restando credibili.
E, almeno per questa prima serie che molti di voi avranno visto da piccoli e io ho finito solo ieri sera, ci sono riusciti (salvo qualche rallentamento nel primo pomeriggio, quando la prima storia viene dipanata e si pongono le basi di una seconda minaccia che condurrà fino alla mezzanotte). Le ultime ore/puntate sono irresistibili, da non sapersi fermare nel vederle di fila.
E il finale, beh, è molto molto bello.
Ora Jack Bauer, ma soprattutto i personaggi di contorno, sono entrati nel mio immaginario dopo che per 24 ore (meno le pubblicità che, nei file scaricati, si saltano) mi hanno fatto compagnia.
A questo punto la tentazione di partire con la Season 2 è fortissima. Tutto sta resistere, almeno per qualche tempo.

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C’era uno scarafaggio fortunato
Gli andava dritta qualsivoglia cosa
E gli animali del suo vicinato
Dicevan: “Che fortuna favolosa!”

Aveva una corazza luccicante
Zampe forti, mandibole accurate
“Che sogno poter esserne l’amante”
Cantavan le blattine innamorate.

Se si doveva far la nuova tana
Trovava fango di prima qualità
Come porta una buccia di banana
Per dare un tocco esotico e charmant.

Quando cercava il cibo, manco a dirlo
Eran le prede a correre da lui
Niente sembrava in grado di stupirlo
Non esistevan giorni grigi e bui.

Le mosche ne apprezzavano il talento
Nel reperire merde di stagione
Le farfalle pensavan “Che portento!
Che lunga vita fa quel bagarone!”

Ma un giorno, con violenza inaspettata,
Un incidente ne causò la morte
Finì sotto una suola rinforzata
Cessò di colpo la sua buona sorte.

Qualcuno rise per la dipartita
Qualcuno ironizzò sulla corazza
Che non bastò a salvare la sua vita
“Pur luccicante non servì a una mazza”.

Nessuno spese lacrime sincere
Nessuno gli lasciò pensieri buoni
Perché l’altrui fortuna fa piacere
Ma quando è troppa girano i coglioni.

(Il Many, già organizzatore delle bellissime Schegge di Liberazione, ci ha chiesto di giocare ancora sul tema della (s)fortuna. Ne è nato un altro e-book, Cronache di una sorte annunciata, che verrà letto nell’ambito del Festival della Filosofia di ModenaCarpiSassuolo (se ho ben capito). Vabbè, questo è il mio sciocco contributo.)

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A beer for you guys

Il mio amico Carlo è uno al quale non piace la vita facile.
Tipo che se deve fare un figlio ne fa almeno un paio alla volta o se deve lavorare come minimo parliamo di un dittone che ti spara in giro per il mondo a ravanare mercati.
Al mio amico Carlo è capitata una moglie alla quale la vita facile piace ancora meno.
Un giorno – dopo che lui si è sistemato in un’azienda relativamente vicina a casa, per dire – lei gli dice che ha la possibilità di partire per l’Inghilterra dove svolgerà un biennio accademico (o perlomeno questo è quello che ho capito, probabilmente male).
Ovvio, porterà con sè i gemellini di tre anni.
Il mio amico Carlo dice che c’ha ragione, non so se perchè lo pensa davvero o perchè ci è costretto.
E allora mette consorte e pargoli sull’aviogetto, stipa la macchina, si mette per un mese in ferie ed attraversa l’Europa in direzione di Stoke-qualchecosa, verso il Galles.
Questo è il racconto del suo primo mese inglese, prima di tornare a casa a mangiare roba surgelata mentre prenota il prossimo RyanAir.

* I tennici inglesi sono molto americani (o viceversa). L’omino di sky aveva un furgone da playmobil con la scritta “senior engineer” e il giubbotto multitasche pieno di gadgets interessanti.
* La moquette in bagno non è questa grande idea
* Al telefono dall’italia mi chiedono: che tempo fa? Risposta: qui c’è il sole, ma i vicini qua di fianco sono sotto l’acqua. No, aspetta ora è il contrario.
* La birra costa ancora pochissimo e molti locali offrono il 2×1 su tutto il menu. Sarà la crisi.
* Gli inglesi hanno un sacco di figli e al supermercato c’è il carrello biposto gemellare. Son cose che ti cambiano la vita. Per davvero.
* Le domande degli italiani nel 2010: ma si trova tutto? Tutto cosa? Mah, tipo la pasta e la passata di pomodoro?
* La lingua del Galles è proprio strana… al posto della la x scrivono “cs” cosicché sui taxi c’è scritto tacsi, proprio come lo scriverebbe mia mamma. In pratica, è una lingua talmente lontana da noi che fa tutto il giro e diventa quasi vicina. Questa è un po’ difficile mi rendo conto.
* L’unica cosa interessante della lotta tra i due fratelli Miliband per la leadership del partito laburista è il padre dei due, studioso marxista ebreo polacco. Altri argomenti politici caldi: Blair ha scritto un libro per dire che punto uno gli dispiace se sono morti molti ragazzi in Iraq, ma non ci crede nessuno, e punto due (in inghilterra il punto due c’è, e si conta col mignolo e l’anulare) Gordon Brown è un pirla.
* I tennici inglesi effettivamente usano molto la chiave inglese
* Anche nella giuria di X-Factor inglese quest’anno sono in 4, c’è Geri Haliwell che parla parla parla e sta sulle ba*le agli altri
* Rete telefonica con chiamate illimitate in UK la sera e nei w-end? 12 sterline al mese. Per chiamate illimitate in Italia? Aggiungi 5 sterline. Internet a 20 mbs: altre 12 sterline. E’ la concorrenza, baby.
* Io ho fatto tutto con sky, compreso la tv ovviamente. Ma sky sport il calcio italiano manco se lo inc*la. Solo liga, non nel senso del cantante. Il rugby femminile invece è molto erotico.
* I canali tematici sono folli: sono capaci di trasmettere 15 puntate di seguito dello stesso programma. Ma anche lo sport non scherza: i primi 5 giorni c’era inghilterra pakistan di cricket. Sul 382 pari hanno scoperto che i pakistani se l’erano venduta. E per 10 giorni si è passati al golf che noi italiani siamo fortissimi.
* Gli inglesi non si asciugano i capelli in bagno: per legge in bagno non ci possono essere interuttori o prese tranne una a basso voltaggio per il rasoio. Sono molto attenti alla sicurezza… poi hanno il camino a gas con i carboni che ardono e la moquette per terra. Bah.
* Appena arrivati la bimbetta dei vicini ci ha recapitato una lettera di benvenuto tutta piena di fiori e svolazzi e frasi molto gentili. In fondo alla lettera, il vero senso dell’operazione: siccome fino a qualche mese fa noi vivevamo in questa casa, se per caso vi arrivano lettere indirizzate a noi, per favore fatecele avere… ora abitiamo qui vicino al n° 10. Inglese falso e cortese.
* Dopo qualche giorno ci è arrivato l’invito alla festa del nostro quartierino, che si terrà sotto l’enorme quercia davanti a casa nostra. Contenuto dell’invito: Ognuno porta da casa sedie e tavoli da giardino, se ce li ha. Stessa cosa i giochi da esterno dei bambini, sempre se ce li ha. E poi il cibo, ovviamente. Se piove, la festa viene cancellata mezz’ora prima (mandano un sms). Ma se c’è drizzle (la pioggerellina nebulizzata da cui non ti puoi difendere con nessuno strumento, forse solo col burqa) e c’è drizzle, tutti gli anni e tutte le volte, siamo britannici festeggiamo e ce ne battiamo il bel*no.
* “A sinistra si guida meglio con la propria vettura che con una loro con guida a destra. Però il fatto di essere sulla tua macchina ti da un’eccesiva sicurezza e c’è il rischio che ogni tanto sbagli corsia davvero”. Questa è la risposta standard alla seconda domanda degli italiani, subito dopo quella della pasta e del sugo.
* Mio fratello si è dovuto fermare con la macchina e far passar una mandria di cani cavalli e uomini in divisa da caccia alla volpe.
* Stoke on Trent è una vera merda. Se pensate che l’Inghilterra sia quella cupa e post industriale dei film di Ken Loach… bingo. Poi a 2 km c’è Newcastle under lyme, un gioiellino, villazze, giardini, e macchinoni. Solo che non ho ancora capito bene di che campino. Industria ne è rimasta ben poca, per il terziario non è certo londra… boh. Forse c’è la barbabietola da zucchero. Lignite e litantrace? Finiti.
* Abbiamo una vicina preta. Nel senso femminile del prete. Anglicana, ovviamente. Con marito e figlia. Quando va al lavoro è vestita come i nostri (semba pure un uomo in effetti). Poi a casa e nel tempo libero è in borghese.
* Siamo gli unici in tutto il quartiere ad aprire le finestre, sapete, la mattina col sole. Loro niente. Penseranno che le apriamo in quanto italiani, per far uscire la nostra puzza.
* Il contratto dell’energia elettrica è da 14 kW, quanto tutta via delle ville. Bah, vedremo la bolletta…
* Gli inglesi sopra i 20 gradi sclerano, infatti nella nostra veranda c’è un’incredibile ventilatore a pale/ lampadario. Mi immagino che gran caldo possa fare lì sotto.
* La carne inglese è proprio buona, la double cream uno spettacolo e del cheddar, dopo un po’, ne hai pieni i cogl*oni. Delle patatine, idem.
* KFC rimane al top delle catene di cibo spazzatura: rapporto quantità/prezzo mostruoso. Un giorno con un cesto di pollo fritto formato famiglia + cazzi vari e bevande (costo totale 14 sterline) ci abbiamo mangiato in 5 e abbiamo avanzato un sacco de robba.
* Nei supermercati inglesi è quasi impossibile trovare i wurstel. Niente di grave, però strano.
* Ho comprato un divano di seconda mano da una associazione di beneficenza, charity qualcosa. Ai due nerboruti tatuati che me lo hanno portato ho offerto la mancia dicendo: bevete due birre alla mia salute. Risposta: i soldi che lei ha pagato per questo divano servono a far uscire dall’alcolismo molti ragazzi inglesi. Ops.

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