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Archive for maggio 2011

Maschi Rho

A volte mi fermo a guardare piccoli gruppi di adolescenti e provo a indovinare quale sarà Francesco tra qualche anno.
Quello che urla e bestemmia? No. Quello che si agita? No. Quello che prende per il culo la cameriera? No.
Di sicuro non sarà il Maschio Alfa del gruppo, quello che lo vedi che con i suoi ondeggiamenti trascina i compagni nella direzione che vuole.
Perchè noi, di famiglia, non siamo Maschi Alfa, non siamo leader naturali.
Al massimo siamo Maschi Rho (ρ).
Che il Rho è una bella lettera nell’alfabeto greco, perchè sta nel mucchio, fuori dai playoff e dalla zona retrocessione, senza farsi troppo notare.
Però in qualche materia tecnica rappresenta la resistività, ovvero – dice wikipedia – “l’attitudine di un materiale a opporre resistenza al passaggio delle cariche elettriche”.
E noi siamo bravi a condurre dove vogliamo le cariche elettriche senza farci troppo notare, bravi a resistere alle cose che non ci piacciono, anche se le mettono in giro gli Alfa del nostro gruppo.
Era così mio papà, sono così io, è così anche mio fratello (lui in verità è un aspirante Alfa, ma in vecchiaia tende ad adagiarsi sul Rho).*
Chissà Franci come sarà.
Per ora promette Rho.

*Ps Mio fratello specifica che lui è sicuramente un Alfa e porta le prove.

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Sottopelle

Una delle cose belle di avere la musica nelle orecchie quando corri è che a volte riascolto una canzone dopo alcuni giorni e in un certo passaggio mi viene in mente il punto esatto in cui ero quando l’ho ascoltata correndo.
Non solo geografico, in quale angolo della città, in quale incrocio, ma anche le sensazioni che provavo, il fiato che mancava, il sudore sulla fronte, le gambe leggere o pesantissime, le scarpette che rimbalzano.
E’ un po’ come essere ancora lì che corri, una goduria.

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Ora, si sa che quando metti di mezzo di bambini la gente impazzisce. Perchè la loro felicità sta prima di ogni cosa.
Lo sa bene, ad esempio, il McDonalds con il suo HappyMeal che costa pochissimo e offre un regalone col personaggio dell’ultimo film della Dreamworks. Con il risultato che miliardi di bimbi vogliono andare al Mc fingendo che sono interessati al clown demente ma in realtà vogliono l’agognato pacchettino.
Ecco, l’ultima arrivata nel novero delle aziende che fanno leva sugli infanti è l’Esselunga, catena di supermercati diffusa in Lombardia e Toscana e anche, fortunatamente, a Spezia.
Per un paio di mesi chiunque spenda almeno dieci euro o conquisti cinquanta Punti Fragola (i punti fedeltà) ha diritto a – TA DAH – un pacchetto di carte-gioco con i personaggi della Disney-Pixar!
Va da sè che i bambini siano impazziti, creando i seguenti fenomeni distorsivi.

1) L’INFLUENZA SULLA SPESA
Il bambino non è più il soggetto passivo che si trascina per il supermercato ripetendo ossessivamente “quando andiamo a casa, quando andiamo a casa” e alternando ogni tanto con “me lo compri?”.
Ora il bambino tiene sotto controllo la spesa della mamma, conosce tutti i prezzi e ha in mente il catalogo dei prodotti che offrono punti fedeltà.
Perchè sa, in ogni istante, a quante carte ha diritto.
E preme sulla mamma perchè superi le fatidiche barriere dei dieci euro o perchè metta nel carrello quell’inutile deodorante per il bagno, visto che vale ben centocinquanta Punti Fragola che sono altri tre pacchetti.
Ovviamente tutte le mamme – e i papà – con cui parlerete vi diranno che loro sono assolutamente esenti dall’influenza del pargolo e che anzi comprano solo le cose necessarie nella quantità necessaria.
Ma-è-una-balla.

2) LA CACCIA ALLA CASSA
Alla cassa si presentano quindi due categorie di clienti: quelli interessati alle figurine e quelli non interessati.
Il gioco consiste nell’essere immediatamente prima o immediatamente dopo a quelli non interessati, facendosi dare i loro pacchetti di figurine (se escludiamo gli speciosi ma diffusi fenomeni degli avvoltoi, che vagano tra le casse implorando le persone di lasciargli le loro carte, ma questo è un episodio triste sul quale intendiamo sorvolare).
L’obiettivo ideale è la nonnina triste, quella che sembra sempre che sia di fretta.
La nonnina triste vive le carte come un peso e si rivolge alla cassiera con lo sguardo tipo ma che perdi tempo con queste minchiate, dammi il resto che devo correre a casa che chissà se faccio in tempo a fare tutte le cose che devo fare.
Con una nonnina triste ho avuto le mie prime cinque bustine di rapina.
Poi ho incontrato solo finte nonnine tristi, che in realtà avevano un nipotino al quale portare le bustine e sono andato a vuoto.
L’altro giorno mi sono trovato davanti un tizio che aveva 400 euro di spesa (pari a, vediamo se avete capito?, quarantaaaa pacchetti, bravi).
Era evidentemente il tipo disinteressato e si profilava davanti a me un colpo che avrebbe cambiato il destino del rapporto con mio figlio forse per sempre.
Ho atteso con anomala pazienza la conta, la riconta e, niente.
Alla fine il bastardo, evidentemente all’oscuro della promozione, le ha comunque volute, per quel gusto ingordo degli italiani di prendere tutto se è aggratis, accidenti a lui, ora mio figlio non mi vorrà più bene.
Per dire che il fenomeno della caccia alla cassa crea dipendenza al pari del gioco d’azzardo ed è in grado di far svoltare la vostra giornata bruscamente in un senso o nell’altro.
Quindi diffidatene.

Cè infine da dire che l’Esselunga ha estremizzato la tecnica consolidata della Panini per cui all’inizio si trovano soprattutto le carte più “facili” e solo dopo quelle più rare.
All’Esselunga trovi SOLO le carte facili, che ormai hanno tutti anche grazie allo scambio che imperversa in ogni via della città che neanche l’eroina ai tempi belli.
Le difficili, invece, mancano a tutti e usciranno, secondo le mie previsioni, tra una quindicina di giorni causando una seconda ondata di follia collettiva e caccia indiscrimanata alle vecchiette tristi.
E sarà la guerra.

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Il pelucco

A un certo punto della discussione lui si sentì così importante da credere che la voce di lei si stesse incrinando nel pianto e credette giusto fermarsi e consolarla.
Solo che lei gli disse che aveva un pelucco in gola, che figuriamoci se avrebbe pianto per una discussione di quel tipo.
Ricominciarono a camminare, e lui si sentì un pò più coglione.

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Stamani in tribunale c’era un giudice con MacBook e I-Pad e stampava il dispositivo della sentenza all’istante su una laser.
Per un attimo mi è sembrato di sognare.
Poi ha iniziato a rinviare processi di anni e siamo tornati alla realtà.

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Schegge nel salone

Anche se alla fine non ce l’ho fatta neanche quest’anno ad andare al Salone del Libro – e sono 44, gli anni intendo – per fortuna c’è l’internet che ci fa recuperare le cose che ci siamo persi.
Per esempio, qui c’è l’intervento dei ragazzacci che hanno inventato Schegge di liberazione, che come vi ho già detto contiene il mio racconto “Le cose che ci siamo persi (Sarzana, 1921)” e che si può scaricare gratuitamente o acquistare se vi piace avercelo su carta.
In questa seconda ipotesi costa sei euri, di cui due euri e sessanta centesimi vanno all’ANPI (partigiani, avete presente?) e se qualcuno casomai fosse interessato può richiedermelo alla mail chiagia chiocciolina libero.it.
Tenendo presente che non ce l’ho nemmeno io, ma in qualche modo si fa.

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Gli applausi casuali

Massimo rispetto, e anche un po’ di invidia, per quelli che fanno partire gli applausi.
E non dico gli applausi normali, cioè quelli alla fine di una canzone, di un discorso o di un atto a teatro.
Dico quelli casuali, tipo quelli sull’inciso di una canzone, su un passo importante di un discorso o alla fine di una battuta importante dell’attore sul palco.
Ecco, per quegli applausi ci vogliono le palle, perchè spesso capita che uno parte – clap clap – e non viene seguito da nessuno, e allora ci vuole una grande considerazione di sè, unita forse a un certo catafottersene di quello che pensano gli altri, per non sprofondare.
Chi propone l’applauso casuale esprime la sua sicurezza nella stessa meccanica dell’applauso. I primi clap clap sono forti, decisi, come se già tutti fossero con te, che quando si è in tanti è facile, il ritmo è già quello dell’ovazione, il volume è alto.
L’applauso casuale potrebbe essere un test per misurare la sicurezza di una persona: chi riesce a sopravvivere a, tipo, dieci applausi casuali abortiti e ancora ha il coraggio di proporne è un grande, o un coglione che sbaglia i tempi ma questa è un’altra storia.

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