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Archive for giugno 2011

Complesso di colpa

Quando la mia imbranataggine per le cose pratiche si incontra con il rischio di fare dei danni, io chiamo mio fratello.
Così ogni anno quando arriva il momento di montare sulla macchina le barre e il portabagagli io ho bisogno di condividere l’eventualità che i bulloni siano stretti male, che le barre si muovano, che insomma, al momento opportuno, il tutto collassi e voli via dalla macchina su quella che segue.
La presenza di mio fratello serve quindi:
a) a ridurre (minimizzare) il rischio che ciò accada;
b) a raccogliere la colpa in caso di incidente, visto che io sarei una vittima fin troppo facile da additare.
In mancanza di “Ma l’hai stretti tu!” (che sarebbe l’ideale), “Ma l’ha stretti Daniele!” è comunque una soluzione accettabile.
Poi dei danni a terzi se ne parla a parte.

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Eh già

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Cicatrici

Un racconto bellissimo, dalla nuova iniziativa dei barabbisti che si chiama “Cicatrici”.

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Quelli che non amo

Ringrazio tutti coloro che non amo
perché non mi fanno venire il mal di testa
non mi fanno scrivere lunghe lettere
non agitano i miei sogni
non li attendo in ansia
non leggo i loro oroscopi sul giornale
non compongo il loro numero di telefono
non li penso.
Li ringrazio molto
non mi mettono in subbuglio la vita.

Dunya Mikhail (Iraq)
da: “Non ho peccato abbastanza”
Antologia di poetesse arabe contemporanee

(letta su questo blog)

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Bianca e gialla

Oggi Franci ha l’esame di judo, per passare dalla cintura bianca a quella bianca e gialla.
E io sarò emozionato, non tanto per l’esame in sè, che sicuro che lo passa anche se è così piccolo, quanto perchè è il primo ESAME della sua vita.
Poi chissà quanti ce ne saranno, ma intanto c’è questo e si deve cercare di non piangere.
Io, dico.

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La prima cosa che farò quando sarò capo del mondo, magari non la primissima ma una delle prime, sarà di abolire i sigari.
Che fanno schifo, comunque la vuoi girare.
Fa schifo la loro forma, che sembrano dei pezzetti di cacca, marroni.
Fa schifo il loro fumo invasivo che sembra che qualcuno abbia dato fuoco a un cumulo di sterco di vacca, fa schifo che non finiscono mai, fa schifo che alla fine rimpiangi le sigarette che in confronto sono mentine .
Fa schifo tutto il rito con cui vengono consumati, il taglio, le boccate, la degustazione, che anche l’ultimo dei fessi con un sigaro in mano gli sembra di essere Don Vito che regge i fili dell’umanità.
Insomma, odio il sigaro, specie quando a fumarlo è un coglione seduto accanto a me nella pausa pranzo, e il tanfo che promana mi rovina il gusto del carpaccio di pesce e mi distrae, cazzo, dalla lettura del mio libro e vorrei alzarmi, dirgli che è un maleducato, ma lui è così grosso e pieno di tatuaggi e pure dalla parte, ipotetica, della ragione, visto che siamo seduti all’aperto.
Quindi mi tengo la mia rabbia, mi rovino il pranzo, respiro merda, mi sfogo qua, che è meglio che niente.
Qua dove domina la pipa, che non puzza ed è tutto un altro stile.

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Quando Francesco si ritiene vittima di un’ingiustizia, perde ogni ultimo refolo di pazienza, non riesce a controllare le proprie reazioni, insomma si incazza, stringe i pugni, diventa rosso e poi sbotta in un epiteto ingiurioso contro il malcapitato che lo ha fatto arrabbiare.
L’epiteto è MONELLISSIMO.
E in genere a quel punto tutti, incluso il malcapitato, ridono.

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