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Archive for agosto 2011




1-2 Palinuro
3 Capri vista dalle colline di Agropoli
4 il porticciolo di Agropoli

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Tocca ferro

Ieri vado all’Unieuro per ricomprare un ferro che mi si è rotto, deciso a riprendere lo stesso identico modello (Philips) visto che ci siamo trovati bene.
Arrivo e vedo che c’è un ferro della stessa marca ma di livello superiore in sconto 50%, il che significa un prodotto migliore di quello che avevo a 15 euro in meno.
Mi predispongo ad aspettare che la commessa mi caghi di striscio per chiederle conferma delle caratteristiche del modello in offerta, ma lei è impegnata con una simpatica signora che le racconta vita morte e miracoli della sua esistenza di stiratrice, donna, madre, essere della Terra.
Nella mezzora che passa, con me lì vicino come un lampione, la commessa denigra puntualmente i ferri della Philips spingendo in modo vertiginoso la signora verso il modello più caro della Rowenta.
Alla fine capisce che questa non si decide e la mette un attimo in standby, rivolgendosi a me che, in breve, le spiego che sono interessato solo a quel ferro Philips in offerta, che mi sembra ottimo come qualità/prezzo, che con Philips mi sono trovato bene (“Ah, forse gliel’ho consigliato io a suo tempo”, ha detto. “Cazzo dici, finora hai detto che Philips sono delle merde”, ho pensato.).
Di botto la cliente, che ascoltava di nascosto, si avvicina e comincia a manipolare il “mio” ferro, con grande scorno della commessa che parte al contrattacco, dice che secondo lei non è un prodotto migliore dell’altro, che addirittura il prezzo di partenza è probabilmente gonfiato.
Ma ormai la frittata è fatta.
La signora è indirizzata verso il ferro in offerta, tanto più quando vede che io ne agguanto uno e vado in cassa.
Con buona pace della Rowenta, e di chi non si accontenta (delle minchiate che sente).

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In questo viaggio ci siamo trovati a passare vicino a un incendio. Vicino in senso letterale, l’incendio era al bordo della strada. Noi lo vedevamo da un po’ sulla montagna e ci chiedevamo quando sarebbero arrivati elicotteri e canadair. Quando siamo passati da lì, un’ora dopo, c’erano un paio di forestali che osservavano curiosi e un poliziotto che diceva di passare veloci, mentre i pezzi di legno bruciati cadevano sulla strada, fottendosene anche loro.

In questo viaggio abbiamo visto il mare più bello d’Italia, secondo Legambiente, quello di Acciaroli. Purtroppo c’era mareggiata e non ce lo siamo goduti molto e, comunque, c’è sembrata più bella la zona di Palinuro (e la Sardegna è sempre fuori gara).

In questo viaggio siamo finiti in un bed&breakfast straordinariamente elegante e ben gestito da un ragazzo che basta poco per capire che è davvero in gamba. Sta sulle colline di Agropoli, è pieno di civette e a colazione ci sono diverse torte fatte in casa, in modo che si possa individuare la più buona. Dalla veranda in cui si mangia c’è un panorama mozzafiato, che arriva fino alla punta della Penisola Sorrentina e all’isola di Capri.

In questo viaggio abbiamo visitato Paestum, che mi mancava dopo essere stato a Segesta e Agrigento. I templi sono straordinariamente belli e nell’occasione baciati da un meteo formidabile, cielo azzurro e tersissimo, venticello per respirare. Poi, se non basta, c’è il museo con la celebre Tomba del Tuffatore. E, fuori, la bufala.

In questo viaggio abbiamo perso qualche festa patronale (Marina di Camerota per due giorni) e beccato qualche altra (Agropoli). Come ci si aspetta, con la Madonna che sfila e i fedeli che attaccano le banconote alla sua base. E quelle grosse strutture illuminate che non so come si chiamano.

In questo viaggio, alla fine, ci siamo mossi verso nord e siamo finiti a Pomezia. Il che, dopo tante cose belle viste, farebbe dubitare della mia capacità di organizzatore di viaggi. E’ che lì c’è il parco di Zoomarine, perciò mi ci sono fermato. E comunque non me la aspettavo così triste e non mi aspettavo che il nostro hotel fosse così squallido, con il suo ingresso dalla scala antincendio, la macchinetta automatica del caffè nell’atrio, il concierge disadattato, le maniglie autosmontanti. Su Tripadvisor non c’era, ora invece c’è perchè l’ho recensito io (come topaia). A contribuire alla mestizia generale ci si è messo la cosiddetta fiera-mercato di Tor Vajanica: bancarelle di profumi falsi, di magliette contraffatte, di targhette per auto con nomi rumeni. Un cantante che rispolverava roba che da anni non sentivo. Puzza di fritto. Mamma mia.

In questo viaggio alla fine eravamo stanchi, dopo dieci giorni e migliaia di chilometri. Le foche e i delfini di Zoomarine e i croissant della storica pasticceria di Tor Vajanica erano le ultime cose che eravamo in grado di fronteggiare.

E poi su, oltre Civitavecchia, per la superstrada che i locali non vogliono che diventi autostrada perchè sennò si rovina l’ambiente. Dove sei obbligato ad andare un po’ più piano, e riesci a ripensare alle cose che hai visto, che tra un po’ siamo a casa.

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In questo viaggio abbiamo imparato che Tivoli non sta in basso, come potrebbe pensare uno guardando una cartina, che le cartine le fanno piatte ancora per ora. Tivoli sta in cima a una collina, forse quasi una montagna, e ha pure delle grosse cascate artificiali che scendono giù. Poi c’è Villa D’Este, che è cinquecentesca e piena di fontane, e sta lassù. E Villa Adriana, che è dei tempi dei romani, e invece sta in basso, che quasi non è più nemmeno Tivoli. A Villa Adriana c’è una statua che ricorda Marguerite Yourcenar, e io devo leggermi le sue “Memorie di Adriano” una volta prima di morire.

In questo viaggio abbiamo imparato anche che quando arrivi a Palinuro non ti sembra di essere al mare, ma in montagna. La superstrada passa in mezzo al Parco Naturale del Cilento, viadotti da vertigine, e solo due minuti prima ti fa scendere a rotta di collo verso il mare, ma ancora non lo vedi. A dire il vero nemmeno dall’albergo si vedeva, e ho dovuto aspettare l’ora di cena per guardare, finalmente, il Capo Palinuro. Sempre dall’alto, che lì il mare non è che ha tanto confidenza con le case.

In questo viaggio abbiamo posto Francesco al bivio tra diventare un buon barzellettiere o un esperto di mitologia greco-romana. Innumerevoli volte ho ripetuto la storia di Palinuro, nocchiero di Enea che muore sulle coste dopo essere stato sbalzato in mare dal Dio Sonno. Altrettanti volte ho raccontato quella delle brioche che non ci sono. Alla fine un sostanziale pareggio, ancora non ha deciso il suo futuro.

In questo viaggio abbiamo mangiato, tanto e bene, come uno si immagina da uno che racconta un viaggio in quel posto lì. Abbiamo persino incrociato, nel paesino di Giungano, la festa dell’Antica Pizza Cilentana, che si chiama così per dargli un nome ma poi in realtà assaggi ogni ben di dio. Compreso le lagane con i ceci e le muligname imbuttunate, fantastico nome che ho tradotto con google prima di ordinare come se fossi in Uzbekistan per scoprire che si tratta di melanzane ripiene di qualcosa di buono. Poi ci sarebbe da dire della mozzarella di bufala divorata in spiaggia come neanche Crusoe con i manghi, ma si farebbe torto ai giganteschi croissant della colazione. Peciò tacciamo.

In questo viaggio abbiamo osservato, curiosi, l’alternanza tra estrema e ostentata gentilezza napoletana e improvvisi moti di rabbia e strafottenza, stupendoci di entrambe le vibrazioni, gelidi come siamo noi spezzini. La prima mattina al supermercato ho assistito allo scambio di battute tra un cliente che rimproverava la commessa di non avergli detto che c’erano i panini e la stessa commessa che assicurava che mò glielo diceva. Poi la sera a Palinuro ho visto uno spettacolo tradizionale di burattini e non ho capito se è la gente che si ispira a loro o viceversa.

In questo viaggio poi abbiamo scoperto la spiaggia incarcerata della costa di Palinuro. E’ la meravigliosa Spiaggia della Marinella, alla quale puoi accedere solo se un tizio acconsente ad aprirti il cancello della strada sterrata che conduce ad essa. Certo, non è l’unico accesso, ce n’è un altro non incarcerato ma sul dove sia e sulla sua stessa esistenza aleggiano leggende. Per cui fai chiamare da uno del posto che ti prenota e al momento opportuno urli al cancelliere il tuo nome, anzichè i proverbiali “due fiorini”. E la strada per la Marinella si apre.

In questo viaggio siamo stati in barca a vedere le grotte naturali, che hanno tutte le forme che ti raccontano e anche altre che ti puoi immaginare. Poi abbiamo fatto il bagno nell’acqua degli Infreschi, vicino a Marina di Camerota, dove un tempo c’era la tonnara. Ma stavolta ci hanno ripescato senza mattanza.

(segue)

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