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Archive for dicembre 2012

Tema: Il mio migliore amico

Io ho una specie di karma pesante, o di naturale stronzaggine, per cui tendo a perdere per la strada i migliori amici dei diversi periodi della mia vita.
Va detto che in paio di casi il tentativo postumo di recupero ha dato risultati pessimi, in quanto mi sono chiesto come fosse possibile che quegli spietati personaggi fossero stati a suo tempo amici miei.
Con Massimo, il mio MIGLIORE AMICO DI SCUOLA, invece non è andata così.
Massimo è, semplicemente, scomparso (metaforicamente, geometra, non faccia gesti apotropaici) dalla mia vita in un fine scuola del 1981, più o meno, quando sono finite le medie e abbiamo preso strade diverse.
La cosa surreale è che a Spezia tutti ci si incontra, prima o poi, tanto più se si frequentano gli stessi quartieri.
Invece niente.
Io incontravo suo fratello, sua sorella e sua mamma. Lui mio fratello e mia mamma.
Mio fratello suo fratello, sua sorella mia mamma. Sua mamma mia mamma.
E ogni volta chiedevo “Ma Massimo?”. “Tutto bene”, mi tranquillizzavano sul fatto che esisteva ancora, da qualche parte.
Poi il karma ha voluto fare lo sborone e ha deciso che, nientemeno, all’improvviso diventasse mio collega.
Così stamani, dopo tipo 31 anni per chi non avesse voglia di fare i calcoli, ci siamo rivisti.
Più che dire come ci siamo ritrovati (“Uguali”, diranno i più bugiardi tra i nostri piccoli lettori) mi piace dire che mi ricordavo esattamente la sua faccia, cosa stranissima per chi come me ha una memoria selettiva che non contempla tra le cose da ricordare la faccia della gente.
Invece avevo, prima di vederlo, in mente l’esatta espressione che ho ritrovato, assieme a un marcato accento spezzino che secondo me all’epoca non c’era.
All’epoca in cui casa sua, Via Falconi, era il centro del mio mondo ludico.
Nella strada davanti a casa sua giocavamo a pallone e io mi fermavo un po’ prima perchè dovevo smaltire il sudore, che mia mamma non doveva sapere che avevo giocato.
Nel suo giardino inventavamo storie e cacciavamo lucertole – io no, mi faceva schifo.
In casa sua giocavamo a Subbuteo e una volta abbiamo visto un’amichevole Italia-Spagna, finita zero a zero e noiosissima, e da allora odio le amichevoli della nazionale.
In casa l’uno dell’altro eravamo accolti dai rispettivi genitori con lo stesso affetto che si tributa a qualcuno che è di più di un semplice compagno di scuola.
Nelle mie foto di compleanno di allora c’è sempre lui di fianco a me al momento dello spegnimento delle candeline.
Il protagonista del tema “Il mio miglior amico” era lui, come avrete intuito.
Tutto questo, e poi trent’anni di black out.
E poi stamani.
Del me di oggi sa qualcosa perchè, ha detto, legge questo blog.
Ottimi gusti, Massimo.

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Nedo e 11 contro tutti

Nel ricordo, chissà perchè, mi sembrava di essere molto più piccolo.
Invece zio Google mi dice che quello Spezia-Lucchese, mia prima partita allo stadio, è stato il 31 dicembre 1977.
Quindi non avevo, come pensavo, sette o otto anni, ma ne avevo ben undici.
Il che non era sufficiente giustificazione, evidentemente, per non sobbalzare a ogni esplosione di botti, petardi e bomba carta intonati al periodo dell’anno.
In effetti di quella partita ricordo tre cose:
a) il risultato, 1-1, che mi lasciò deluso perchè per il mio debutto allo stadio mi aspettavo almeno una vittoria;
b) lo striscione “Nedo e 11 contro tutti”, dove Nedo era Sonetti, striscione che venne tagliato l’anno successivo alla partenza del tecnico diventando un più duttile “11 contro tutti”*;
c) i botti, appunto, che persino dalla tribuna mi sembravano assordanti.
Allo stadio mi aveva portato mio zio Carlo, che poi mi portò anche a vedere una Juventus-Inter terminata con un lancio di sassi in Corso Agnelli e io che nascondeco la sciarpa bianconera sotto la giacca (e dopo chissà perchè non andammo più allo stadio assieme).
Quella prima volta era, come detto, l’ultimo dell’anno, e già questo mi bastava ad ammantare la giornata di un qualcosa di magico.
Io, come è ora mio figlio, ero molto sensibile al verificarsi degli eventi e avere nella stessa giornata una partita di calcio e il veglione con ballo mi sembrava qualcosa di eccezionale.
Alla fine non divenni mai un grande tifoso, e non lo sono nemmeno ora.
Ma non fu colpa dei botti.

* PS: quella volta c’era anche un altro striscione, rimasto storico nella memoria spezzina, che recitava “QUI DOVE OSANO LE AQUILE LASCIATE OGNI SPERANZA O VOI CHE ENTRATE”, una roba epico-letteraria che non poteva non accendere il cuore di un giovane intellettuale come me.

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