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Archive for dicembre 2017

L’ha sentita uscire, sbattendo la porta.

Ogni volta la stessa storia, le promesse. Non ti lascerò mai, sei troppo importante per me. E lui che sempre ci ricadeva come un cretino, come se non fossero bastate tutte le volte che lo aveva tradito e se ne era andata, certa che al ritorno lui l’avrebbe perdonata.

Solo che stasera era tutto più difficile. Perché l’appartamento era illuminato a intermittenza dalle luci dell’albero di Natale, rosso, poi blu, poi verde, di nuovo rosso, luci che avrebbero dovuto essere per loro due, insieme.

Ci aveva sperato nelle ore del pomeriggio, guardandola che si aggirava per la casa annoiata e sbattendo le cose per terra. Entrava e usciva dalla camera, lanciandogli sguardi di sottecchi. Stavolta resta, è nervosa, resta.

Lui era rimasto immobile, sul divano, il cuore gonfio di speranza.  Stavolta resta, rinuncia a quelle cose stupide che l’aspettano là fuori e sceglie me.

Avevano cenato insieme, in silenzio. L’aveva  poi guardata riporre i piatti nella lavastoviglie, chiudersi in bagno. Aveva sperato, abituato ad essere deluso ma ancora aveva sperato, che idiota.

Poi alla fine lei si era decisa a vestirsi, con quell’abito di velluto che le lasciava scoperte le spalle, le sue scarpe preferite ancora lucide di vernice. I capelli raccolti in uno chignon, un trucco leggero, la collana colorata.

L’aveva guardata mettersi la giacca, avvolgersi la sciarpa attorno al collo, avviarsi verso la porta e poi, come per un ripensamento, tornare verso di lui e salutarlo con una carezza, senza una parola, come se fosse sufficiente a pagarlo.

La porta sbattuta, le luci dell’albero, fuori dalla finestra la neve che scendeva. Solo.

Rimase così, alla finestra, fino a quando cominciarono a risuonare i botti dalle case vicine. Si avvicinava la mezzanotte dell’ultimo giorno dell’anno e anche questa volta non l’avrebbero passata assieme.

Cercò di controllare il tremore che quei rumori forti gli causavano. Gli umani sapevano che loro non sopportavano i botti ma continuavano a spararli fregandosene.

Infine dovette desistere e si allontanò dalla finestra. Attraversò la casa e saltò sul letto, il muso sul cuscino di lei.

“Niente cuccia stanotte, mi troverai qui.”

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Fu un Capodanno strano nella città di S.

Perché era il primo Natale da quando – dopo anni di polemica – erano stati infine collocati nella piazza principale una serie di archi che, a parere degli esteti, dovevano rappresentare un’installazione di arte moderna in grado di liberare nella città un respiro culturale fino ad allora sopito.

Da un lato questi archi avevano dei curiosi colori pastello, forse non perfettamente in linea con i gusti dei più ma di certo allegri e a loro modo provocatori. Dall’altro c’erano dei grandi specchi, che coprivano tutto lo spazio dell’arco e riflettevano la piazza alle loro spalle con i confratelli archi, gente che si faceva selfie, fontane a rischio caduta di bambini, autobus di passaggio con autisti si spera lucidi.

Tutto bene, insomma, o così pareva. Alla fine la città si era abituata a questa novità e i primi mesi  di vita degli archi erano scorsi sereni.

Ma quella di Capodanno fu davvero una notte strana, per la città di S.

La gente era riunita nella piazza, dove da una postazione collocata in alto arrivavano luci e musica caotica. Tutti si stringevano nei cappotti, perché era un Capodanno gelido, oltre che strano, evitando i botti che esplodevano tra la gente ignari delle ordinanze del sindaco che li aveva vietati.

Presto fu il conto alla rovescia e arrivò la mezzanotte, i tappi degli spumanti nelle bottiglie di vetro in attesa di divenire cocci a terra, i baci, quest’anno sarà meglio del precedente, sì, credici, amore mio non ti lascerò nei prossimi dodici mesi, promesso, troverò lavoro, bona, e così via.

Poi uno che non stava facendo promesse e guardava la folla si voltò verso uno degli specchi e vide qualcosa di strano. Si avvicinò, guardò meglio e, dopo essere impallidito, se ne allontanò di corsa.

Ma subito altri, che passavano davanti agli specchi, notavano la stessa cosa. Si sparse la voce, la gente cominciò ad accalcarsi, a spingersi, erano tutti curiosi. Ma appena capivano cosa si vedeva nello specchio si affrettavano ad andare via.

Perché negli specchi degli archi della piazza, in quella strana notte di Capodanno nella città di S., ciascuno vedeva il peggio di sé. Vedeva quello che di solito riesce a seppellire dietro la facciata di ipocrisia che consente a ciascuno di stare in pace con sé stesso.

In quella notte, in quegli specchi, molti videro il proprio miserabile egoismo, l’intolleranza che ogni giorno sempre più a fatica soffocavano, intolleranza contro il nemico e l’amico, contro il diverso, il simile e l’uguale, persino contro chi si ama quando non si ama a sufficienza. Videro la loro incapacità di essere felici, la loro inadeguatezza ad accettare la propria fortuna. Videro, in una parola, l’orrore.

E, come è naturale, ne furono spaventati e scapparono via, dando la colpa a un’allucinazione delle luci, dello spumante, dei botti. Ma andarono via, provando a dimenticarsi di quell’immagine, non sempre riuscendoci, tornarono a casa, molti si sognarono per come si erano visti.

Qualcuno di loro, prendendo coraggio, tornò nei giorni successivi, con la luce del sole, a specchiarsi negli archi della piazza. E con sollievo scoprì che, finita quella notte, era tornato a vedersi come era prima, diciamo normale.

Ma non seppe che per le altre persone non sarebbe più stato lo stesso, che per nessuno sarebbe stato più, diciamo, normale.

 

(Buon Natale 2017 e grazie a Carlo per l’idea)

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Qui raccontavo di come i capelli sanno di quanto li devo tagliare e si aggiustano sembrando perfetti per evitare di essere tagliati.

In questi giorni ho scoperto che anche i modem lo sanno.

Dopo mesi di collegamento a singhiozzo, nell’impossibilità di capire se la colpa fosse del modem o della rete, ho scelto la soluzione più semplice e ho comprato un nuovo modem.

Ecco, dal giorno in cui ho ordinato il nuovo modem a ieri il vecchio modem è stato impeccabile, la linea non è più saltata, Franci non me l’ha più menata perché Fifa perde la connessione, Netflix è andato a meraviglia.

Ieri dopo dieci giorni (nuovo record di Amazon Prime!) sono entrato in casa con il nuovo vistoso modem rosso di marca Fritz! e ho posato il cartone accanto al pc.

Mi piace pensare di aver causato una scenata di gelosia, perché per tutta la sera il vecchio modem ha avuto continui singulti, accendendosi e spegnendosi, la linea è saltata, Franci me l’ha menata, ecc. ecc.

Oggi lo cambio.

(Non mi meraviglierei che abbia pure gufato e che alla fine la colpa sia di Infostrada.)

 

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