Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Recefilmes’ Category

Se io diventassi il capo del mondo non userei il mio potere per, che so, interrompere le guerre o sanare le grandi malattie.
Lo userei per vietare i sequel cinematografici.
Certo, in questo modo ci perderemmo cose tipo “Il padrino parte seconda”, ma di sicuro ci eviteremmo delle grandiosi vaccate che sputtanano quanto di buono c’era nell’originale.
Vaccate come “Vi presento i nostri”, terzo film della saga dei Fockers (in italiano tradotti come Fotters), con Ben Stiller e Robert De Niro, sul cui finale di carriera malinconico sorvoliamo per non chiederci da quanto tempo non faccia un film decente.
Questo di sicuro non lo è, se si pensa che l’intera struttura comica del film si regge sulla geniale trovata di una pillola che favorisce l’erezione, e da lì giù risate su situazioni che nemmeno i cinepanettoni italiani.
Di buono c’è l’intervento di Owen Wilson nei panni di un guru-paraculo e in generale la parte sulla scuola dei Piccoli Umani.
Di cattivo c’è che diversi pezzi di film (la lucertola, il coltello che taglia la mano di Stiller, la bambina che non parla al padre, per dirne tre) sono assolutamente inutili e avulsi dalla storia.
E ho persino trovato Stiller, per me un mito, piuttosto affaticato e levigato dal lifting. Che tristezza.

Read Full Post »

The social network

Come nasce un prodotto di straordinario successo? Con del genio, un po’ di culo e la giusta dose di spregiudicatezza.
E’, più o meno, la stessa ricetta che ci mostrarono i romanzati Gates e Jobs de “I pirati della Silicon Valley”, film di qualche tempo fa decisamente brutto ma efficace nel raccontare gli albori di Microsoft e Apple.
E’, più o meno, la ricetta che ha portato alla nascita di Facebook, il social network più importante del mondo, la cui idea fu partorita durante una notte di delusione da un introverso ragazzo di nome Mark Zuckerberg, professione nerd e destino da più giovane miliardario del mondo.
Ma qualcun altro rivendica la paternità di quell’idea: i gemelli Winklevoss, futuri olimpionici di canottaggio e rampolli della migliore borghesia harvardiana, sostengono infatti di essere stati loro a gettare nella mente di Zuckerberg il seme di Facebook. Anche se, come il giovane Marc dice davanti al tribunale, “se aveste saputo inventare Facebook, l’avreste fatto”.
Insomma, la storia è accattivante perchè è sul pezzo come non mai, trattando dell’oggetto sul quale mezzo mondo passa le proprie ore di svago. E la realizzazione di David Fincher, promessa del cinema mai completamente mantenuta, è in questo caso superba, anche avvalendosi dei dialoghi turbinanti e perfetti di Aaron Sorkin.
Il cast, poi, è una meraviglia e si appoggia sulla faccia inespressiva e inquieta di Jesse Eisenberg, meno sorridente di come siamo abituati a vedere Zuckerberg nelle sue apparizioni televisiva. Come l’ultima, da Oprah Winfrey, nella quale ha annunciato con nonchalance la donazione di cento milioni di dollari alla scuola pubblica newyorchese, si dice per distrarre il pubblico dall’immagine piuttosto amara che esce dal film.

Read Full Post »

Baciami ancora, Italia 2009

Read Full Post »

Impossibile, per me, sentire “Arrivederci amore ciao” senza ripensare alla famiglia di Nanni Moretti che la canta in macchina, ne “La stanza del figlio”.
Difficile, ora, risentire “Anima fragile” senza avere negli occhi il volto di Elio Germano che urla con le braccia al cielo.
Un film forse meno strutturato di “Mio fratello è figlio unico”, ma più asfissiante nel suo realismo implacabile.
Non stupisce che a qualcuno abbia dato fastidio il quadretto di questa Italia scassona e anarchica, dove i morti sul lavoro si seppelliscono nel cantiere e i soldi e le cose da comprare sono il solo valore che conta.
Fa schifo guardarsi nello specchio e vedere, e fare vedere agli altri, le proprie miserie.

Read Full Post »

Tremano i polsi quando si tenta di fare una recensione di qualcosa che, per sua natura, sfugge alla gabbia delle categorie e degli stereotipi.
Eppure è necessario, per quanto dobbiamo alla storia del cinema italiano, parlare di questo film che inevitabilmente ne farà parte.
Due diverse trame si intrecciano nello scenario di un posto di villeggiatura americano, mirabilmente scelto come mezzo per contrapporre l’apparente allegria alla profonda disperazione dell’animo umano,
Nella prima delle trame abbiamo a che fare con una famiglia disgregata che il caso riavvicina. Un padre che ha abbandonato la sua compagna dopo averne scoperto la gravidanza incontrerà di nuovo, sedici anni dopo, suo figlio. L’armosfera pesca evidentemente nel gelo dei romanzi di Carver, pur senza rinunciare ad ammiccare, specie nelle scene corali, alla tragedia greca. Straordinaria l’interpretazione caratterizzata del patrigno del ragazzo, un nobile da strapazzo che non avrebbe stonato nel miglior Goldoni.
La seconda storia invece ci porta inevitabilmente dalle parti di Shakespeare e del suo “Much ado about nothing”. Una coppia in procinto di sposarsi vede andare in fumo i propri progetti per l’intervento di un antico amico dello sposo che si innamora della promessa sposa dopo un intento fortuito. La genialità del regista sta nell’aver saputo mantenere, in questa seconda sottotrama, un clima giocoso pur senza risparmiare una critica sottintesa alla fugacità delle relazioni. Qualcosa che aveva provato a fare, con risultati decisamente più modesti, lo stesso Rohmer.
Un film che finalmente non ha paura di essere intelligente, in un’epoca che privilegia la sciocchezza.

Natale a Beverly Hills di Neri Parenti, Italia, 2009

Read Full Post »

Dopo mezzora stavo per spegnere la tv, stupito dalla messinscena burlesca di Gilliam.
Poi, lentamente, sono finito anch’io dentro allo specchio del Dottor Parnassus e mi sono ritrovato nelle dimensioni parallele della fantasia, meravigliosamente immaginate e ricostruite digitalmente.
Mi sono chiesto perchè Heath Ledger a un certo punto diventasse Johnny Depp e poi Jude Law e Colin Farrell (è bello a volte restare a bocca aperta perchè non hai letto prima i retroscena della lavorazione).
Avrei dato anche la mia anima a un diavolo figo come Tom Waits.
Sono rimasto rapito dall’ennesima favola del genio Terry, che sempre e sempre adoro.

Read Full Post »

The hurt locker

Un grande film, anche se forse non il migliore tra quelli che erano in candidatura agli Oscar.
Sulla regia invece do ragione ai giurati che hanno premiato il linguaggio crudo e documentaristico scelto dalla Bigelow. Fotografia, suono, inquadrature sono superlative. La ripresa asciutta della regia non si lascia mai andare, salvo forse nella scena del cadavere, e paralizza lo spettatore nella tensione dell’attesa e dell’orrore.
Non altrettanto sostanziosa è invece la storia, eccessivamente avvitata sulle differenza dei tre protagonisti di fronte alla loro attività di sminatori/artificieri, comunque tutti e tre bravissimi nell’interpretazione
Da dimenticare la parabola quasi immorale degli ultimi minuti (il dialogo del sergente con il figlio neonato, per capirci) e anche il doppiaggio, pessimo: è un film da vedere assolutamente in lingua originale se non vorrete sentire un sergente cinico con la voce che vi aspettereste da un sergente cinico e uno pauroso con la voce che vi aspettereste da uno pauroso.

Nota scema: alla fine mi aspettavo che il sergente rimanesse paralizzato in uno sminamento e, una volta costretto sulla carrozzella, spedito su Pandora. Così, uno spin off tra ex coniugi.

Read Full Post »

Older Posts »