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Archive for the ‘Senzarime’ Category

Il vetro opaco

Ho un vetro opaco
nella mia testa
per tenerci dietro
quello che mi fa male
i ricordi indisponenti
i timori e le angosce.

Un vetro opaco non è un muro
che fa sparire le cose
il vetro opaco
si limita a nasconderle
a farti scorgere loro ombra in movimento
perchè in qualche modo hai bisogno
di sapere che ci sono.

Ogni tanto lo uso anche in amore
quel vetro opaco
ed è anche questa
una ricetta di sopravvivenza.

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(Secondo me è dovere di ogni cittadino italiano quello di aiutare Jovanotti a riempire le sue canzoni di banalità, se non vogliamo che rimanga senza e vada in crisi. Io la mia parte l’ho fatta)

Un panino al prosciutto
non c’è niente di brutto
un filmato venuto un po’ mosso
il cavallo che vince da scosso
il semaforo è rosso
un bambino che se la fa addosso

quattro vigili urbani
aspettando domani
una multa, divieto di sosta
un gabbiano un po’ sordo
qualche amaro ricordo
una nota di Guantanamera

un amico che rispetta i patti
il pensiero che prima o poi schiatti
se poi capita lavando i piatti
io ci penso e ne rido da matti

sette gatti in cantina
ottocento in cucina
invasione di bestie feroci
che poi scappan veloci
le scarpette da corsa
la cugina di un’orsa
una ricca seduta di borsa

il vicino di zia Filomena
che le suona una sera per cena
lei gli offre sformato di iena
e poi guardan le foto di Siena

(piano)
l’orologio di marca
la vela di una barca
tante macchine su una bisarca
soli su una collina
che facciamo l’amore
stando attenti a non fare un errore

(pianissimo)
un miliardo di cose
tutto quello che pensi
me lo dai e ci fo una canzone
una musica furba
la mia faccia da schiaffi
la mia zeppola che fa schiantare
ci ho pensato un po’ tardi
posso farci i miliardi
con un film per colonna sonora
baciami ancora
(ah no, questa l’ho già fatta)

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O forse sì

Li incontri per caso, che poi per caso non è mai, o forse sì, non lo so.
Occhi, che da soli valgono milioni di parole.

Momenti in cui stare in silenzio a guardarli, solo guardarli, fa tremare le mani.
Resti zitto, e non per paura di rovinare tutto: per paura che a tremare possa essere la voce.

Li assapori lentamente, come cioccolato fondente e whisky invecchiato.
Non sai se ce ne saranno altri uguali, non sai quando.

E poi, per caso, quegli occhi, quei silenzi, quel tremore. Di nuovo.
Che poi per caso non è mai, o forse sì, non lo so.

(scritto da Novecento per il mio blog. grazie!)

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Sono la creta
e, insieme, le dita che la lavorano
con malagrazia e scarsa perizia,
manipolando con insistenza
per levigarne le crepe
e trovare la forma cercata.

Sono la creta, mezza secca
ma non ancora in pace
perché c’è da lavorare, non da riposare,
da imparare, da correggere,
da distruggere e rimodellare,
nell’attesa, vana, che arrivi
il momento in cui si ferma il tornio
e mi si lascia ad asciugare,
le mani finalmente pulite.

Sono una creta non eccelsa, però,
non ci si aspetti troppo.

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Vieni

Vieni a vedere la mia casa nuova
le foto del giorno della neve
e l’albero che abbiamo decorato,
ad assaggiare i cappelletti
che quest’anno li abbiamo fatti noi
e chissà come sono venuti.
Vieni per renderti conto
di quanto Francesco è cresciuto
da quando l’hai visto, troppo piccolo,
per l’ultima volta,
per sentire le sue bizze di adesso,
piccolo uomo che impara i confini.
Vieni perchè lui sappia di te
non solo come un nome nel ricordo
ma per come eri davvero
per la tua ironia,
per la tua umanità,
per la tua fragilità
che sono passate da me
e forse arriveranno a lui.
Vieni domani, papà,
che senza di te
la tavola mica è completa.

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Parole che ti aspettano

Ritroverai queste parole per caso
nascoste tra le cose che non hai buttato
e lì per lì sarà difficile comprendere
il senso stesso di quanto stai leggendo
e ci vorrà un po’ affinchè la memoria
riporti a galla il contesto, il momento
e poi, con la dovuta calma,
anche le sensazioni che ti avevano regalato
quando le hai lette per la prima volta.
O forse sarai tu a cercarle, queste parole,
in un giorno nel quale avrai voglia di ricordare
o solo di provare un po’ di nostalgia
o solo di vedere se ancora le sai riconoscere
o solo di sapere se sanno ancora fare
quello per cui sono state create.
E può darsi che sarà una delusione,
che le scoprirai più stupide, più banali,
che penserai che era meglio tenersi il ricordo,
che forse è sempre meglio il ricordo.
Loro, comunque,
saranno qua ad aspettarti.

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Un tempo lunghissimo

Vorrei stare con te
un tempo lunghissimo
diciamo, per darti un’idea,
più di quanto serva al PD
per vincere le elezioni.

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